lunedì 21 maggio 2012

Xbox 360, ora anche in abbonamento

Microsoft conferma: Xbox 360 4 GB + Kinect sarà venduta a 99 dollari con abbonamento di 24 mesi, offerta limitata al momento solo ai Microsoft Store USA.
Microsoft ha confermato l’arrivo di un’offerta unica nel panorama delle console per videogiochi: il modello di Xbox 360 con 4 GB di memoria interna sarà venduta al prezzo straordinario di 99 dollari accompagnato da un contratto della durata di due anni con rate da 14,99 dollari mensili, con le quali si potrà usufruire anche di tutti i servizi di Xbox LIVE Gold, offerti solitamente a 59,99 dollari ogni dodici mesi. La confezione comprenderà anche una periferica di controllo Kinect, cui prezzo ufficiale è ancora di 149,99 dollari.
Si tratta di una novità assoluta che è valida a partire da oggi. Il colosso di Redmond ha studiato per il mercato dei videogiochi una soluzione simile a quella adottata già nel ricco mercato di smartphone e tablet, dove gli operatori, per permettere ai consumatori di compensare all’elevato costo di un terminale, offrono contratti di abbonamento della durata di due anni insieme al device a prezzo ridotto, se non addirittura “gratuito”. Chiaro che si tratta anche di un rischio, perché il pubblico che solitamente acquista console per videogiochi non è abituato ad offerte del genere: per questo per il momento la promozione è limitata soltanto ai punti di vendita Microsoft Store presenti negli USA.
Se dovesse avere successo è possibile che l’iniziativa venga estesa prima su tutto il territorio statunitense aldilà dei Microsoft Store, quindi anche in Europa. Parlare di convenienza in questi casi è difficile: in termini di prezzi ufficiali, una Xbox 360 4 GB + Kinect insieme a due anni di abbonamento a Xbox LIVE ha un valore complessivo di 419 dollari. Con l’abbonamento si pagherebbe qualcosa di più, ma solo poche decine, come capita sovente con soluzioni di questo tipo. Potenzialmente è un’idea molto interessante, specialmente in un paese dove la Xbox 360 è la console in cima alle preferenze degli appassionati e semplici curiosi.
L’offerta richiede infatti un investimento iniziale minimo e mette a disposizione fin da subito l’intera suite Xbox: la console, la periferica Kinect e l’intera gamma dei servizi Xbox Live. La formula ha funzionato con gli smartphone e Microsoft spera di poterla ribaltare anche in un mercato parallelo: un test interessante, insomma, nel quale va a configurarsi quello che potrebbe essere un nuovo modello di business per un mercato destinato ad una repentina evoluzione con l’arrivo della nuova generazione di console già in fase di programmazione.

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venerdì 18 maggio 2012

AUGURI TIV

Il 18 Maggio 2010 nasceva la squadra di TIV. Due anni di continua crescita. Oggi la squadra raccoglie centinaia di amici, simpatizzanti, colleghi e di esperti. Grazie alla squadra, è possibile restare in contatto con chi sa rispondere e risolvere i piccoli e grandi problemi tecnologici di tutti i giorni.

Ogni giorno in tanti si affidano alla squadra! GRAZIE A TUTTI!

Tecnico Informatico Verona - Il tuo tecnico di fiducia - La tua squadra

giovedì 17 maggio 2012

Google Docs, 450 nuovi font ed altre novità

Google aggiorna Docs ed introduce una serie di novità utili per la personalizzazione di documenti mediante nuovi font ed immagini.
Nuova carrellata di aggiornamenti per Docs, il servizio targato Google per l’editing di documenti nella nuvola recentemente confluito nel progetto Drive. La società di Mountain View ha infatti pubblicato un nuovo post sul blog ufficiale del servizio, annunciando l’arrivo di una serie di nuove feature e caratteristiche in grado di migliorare ulteriormente il livello qualitativo dei prodotti offerti. La novità di maggiore rilievo riguarda probabilmente la scrittura, con 450 nuovi font da poter utilizzare.
Durante la scelta del carattere per la scrittura, infatti, sarà ora possibile accedere ad un ulteriore menù, mediante il pulsante “Aggiungi tipi di carattere” presente in fondo all’elenco di quelli di default: in tale menù si avrà quindi accesso ad una pletora di font messi a disposizione grazie al progetto Google Web Fonts, così da arricchire ulteriormente i propri documenti. Per utilizzare un particolare font è necessario installarlo facendo click sull’apposito pulsante, dopo di che risulta possibile selezionarlo come carattere di scrittura all’interno di un documento.
Novità in arrivo anche per quanto concerne la gestione delle immagini, con una serie di innovazioni utili all’inserimento delle stesse all’interno dei propri documenti, grazie alla possibilità di usufruire del proprio archivio Google Drive, di effettuare ricerche online oppure di scattare fotografie mediante appositi dispositivi per poi acquisirle in Docs. Per migliorare l’accessibilità della propria suite per l’ufficio nella nuvola, poi, il colosso delle ricerche ha introdotto alcuni miglioramenti dal punto di vista della compatibilità con gli screenreader, aggiornando anche l’elenco di quelli integrati con i propri servizi.
Tra gli altri cambiamenti di minore rilievo figura la possibilità di impostare le dimensioni delle pagine durante la scrittura di documenti (menù File, opzione “Impostazioni pagina”), circa sessanta nuovi template nella gallery fornita dall’azienda ai propri utenti ed alcuni accorgimenti utili a semplificare la creazione di grafici.
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mercoledì 16 maggio 2012

Immersion, imparare le lingue con Google Chrome

Google lancia Immersion, un'estensione per il browser Chrome che si promette di facilitare l'apprendimento di lingue straniere grazie a Google Translate.
Quale miglior modo per imparare una lingua straniera se non immergersi in una città madrelingua? Non sempre è però possibile fare viaggi o trasferirsi all’estero, ed è per questo che Google ha lanciato una particolare estensione per il suo browser Chrome: Immersion.
Immersion è un tool simpatico per apprendere rapidamente le lingue. Tramite un comodo menu a tendina, permette di sostituire parte di un testo che si sta leggendo con la traduzione in uno dei tanti idiomi presenti in Google Translate. Così facendo, parte dello scritto rimarrà in lingua originale, mentre alcune porzioni saranno tradotte: l’utente memorizzerà così, in modo semplice, quale sia la correlazione tra parole di due linguaggi diversi. In caso di dubbi, inoltre, sarà possibile cliccare sul testo modificato per visualizzarne al volo la versione originale, oppure regolare il livello di difficoltà a seconda delle proprie capacità di comprensione pregresse.
Per elaborare questo curioso sistema, di cui è stato rilasciato anche un divertente video, Google ha collaborato con il team di Use All Five. Insieme, hanno creato uno strumento che sia in grado di utilizzare le API di Google Translate in modo creativo, svincolandole dalla traduzione tout court. E pare che la qualità della conversione in altre lingue sia stata addirittura incrementata, soprattutto in termini di concordanze di articoli, verbi e aggettivi.
Non sarà di certo un metodo ufficiale per diventare bilingue, e nemmeno può essere di particolare supporto alla pronuncia considerato come sia l’utente stesso a leggere, ma si tratta sicuramente di un metodo simpatico che stimola sia la memoria fotografica che il divertimento. Due elementi che, già di per sé, risultano ottimi per un apprendimento ultra-rapido.
Video: Google Immersion, la prova videoGoogle Immersion è l'estensione per Chrome per apprendere facilmente le lingue: ecco i dipendenti Google intenti con la favola di Cappuccetto Rosso.
La lista di lingue disponibili è molto lunga, fino a comprendere anche alcuni dialetti africani. Ma, per qualche ragione ancora sconosciuta, non sembra funzionare con il giapponese, forse per una momentanea mancata integrazione con il rendering degli ideogrammi. Per provare le proprie abilità linguistiche basta scaricare l’estensione da Chrome Web Store a questo indirizzo e, come Google stessa ha sottolineato, «Glücklich learning!».
 
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martedì 15 maggio 2012

Un anno senza Internet

Paul Miller di The Verge abbandona Internet per 365 giorni: per lui solo telefono su rete fissa, fax, carta stampata e ricerche in biblioteca.
 
Tornare al mondo dell’era pre-Web è possibile? In molti ci hanno provato, tutti per periodi più o meno brevi, anche in terra italica. Basti pensare come lo scorso febbraio il giornalista Beppe Severgnini si sia disconnesso dalla Rete per una settimana, per poi riapparire su un medium ben più classico, ovvero il salotto televisivo di Daria Bignardi. Ma c’è chi ha deciso di spingersi addirittura oltre: Paul Miller di The Verge, il quale tenterà di rimanere lontano dalle gioie del Web per circa un anno.
L’esperimento è partito il primo maggio e proseguirà per ben 365 giorni. Niente computer, nessun social network, addirittura alcun device da taschino per poter inviare una mail di lavoro o leggere un SMS. Si torna al telefono fisso, alle lettere su carta, ai rumori molesti del fax. Ma quali sono i motivi di una simile scelta? È lo stesso Miller, senior editor di una delle testate più “internettiane” esistenti, a spiegarlo: la necessità di prendere le distanze da qualcosa che si ama in modo maniacale. E motiva così la propria scelta che si fa esperimento:
«Voglio guardare Internet da lontano. Separandomi dalla costante connettività, posso capire quali aspetti siano di vero valore e quali delle distrazioni e quali ancora stanno corrompendo il mio animo. Ciò che mi preoccupa è che sono così dipendente da Internet che ho trovato modi per riempire con esso ogni spazio della mia vita e sono sicuro che Internet abbia invaso dei luoghi che non gli appartengono».
Il progetto si esplica in una dettagliata “ricetta” di allontanamento della Rete, una sorta di checklist, identica a quella che i dietologi chiedono di seguire alla lettera ai pazienti con problemi di sovrappeso. Non solo non vi sarà accesso a Internet, ma Miller non potrà chiedere a terzi di verificare informazioni in Rete per suo conto, utilizzare servizi che abbiano a che fare solo in maniera collaterale con il Web, come ad esempio i file multimediali salvati in locale che richiedono una connessione di verifica prima di essere riprodotti, e nemmeno utilizzare consapevolmente collegamenti telefonici su rete fissa che si appoggino a un protocollo VoIP. Si potranno usare invece le carte di credito, nonostante tutti i POS siano ormai interconnessi in Rete, perché difficile sarà fare altrimenti.
L’editore, in questi 12 mesi, non smetterà però di lavorare. I suoi interventi per The Verge verranno scritti su carta e per le fotografie si ricorrerà alla pellicola. Un addetto, che lavorerà a distanza da Miller per non farlo cadere in tentazione, provvederà quindi all’upload di ogni materiale. Vi saranno, poi, delle piccole irruzioni in video. E chi volesse commentare l’impresa, come potrà muoversi? Niente di più semplice: basterà inumidire un francobollo e spedire una lettera, non appena la casella postale di riferimento sarà resa disponibile.
 
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lunedì 14 maggio 2012

iPhone del futuro: display con sensazione tattile

Apple studia soluzioni per il futuro dei display di iPhone, iPad e iPod: obiettivo, restituire una vera e propria sensazione fisica.
Non è un mistero che Apple stia cercando per il futuro di realizzare dispositivi iOS con display touchscreen in grado di restituire una vera e propria sensazione tattile, in modo da abbandonare l’eccessiva artificiosità tipica degli schermi odierni. Sono tanti in tal senso i brevetti depositati da Cupertino, ma oggi ne emerge uno in particolare, che spiega nel dettaglio come potrebbe funzionare l’iPhone, e non solo, del futuro.
Dal brevetto esaminato da PatentlyApple, si scopre che per restituire all’utente una certa sensazione tattile alle dita, Apple avrebbe intenzione di riprodurla con delle barre atipiche e un display apparentemente malleabile. Il sistema è chiamato Methods and Systems for Providing Haptic Control, e permetterebbe a Cupertino di realizzare dispositivi in grado di restituire una piccola vibrazione non appena l’utente cliccherà su un pulsante virtuale. Nulla di rivoluzionario, see non si aggiunge il fatto che gli elementi vibranti si solleverebbero generando in pratica la sensazione di avere a contatto con l’epidermide un pulsante fisico.
Brevetto Apple per uno schermo tattile
Brevetto Apple per uno schermo tattile
Da un punto di vista tecnico, elementi vibranti e strati di separazione tra LCD e superficie esterna verrebbero riuniti in gruppi di livelli differenti così da potersi spostare in diverse direzioni in maniera attinente all’uso richiesto dall’utente.
In un altro progetto, si parla invece di piccoli campi elettrici e attuatori piezoelettrici sempre in grado di restituire il feeling di qualcosa di reale, non virtuale. E dato che non quest’idea non andrebbe a modificare il design dei dispositivi, non è da escludere che possa essere quella prescelta per iPhone, iPad e iPod del futuro.

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venerdì 11 maggio 2012

Google Chrome, milioni di test in cerca di bug

Il sistema di controllo della sicurezza Google, ClusterFuzz, ha già risolto 95 vulnerabilità del browser Chrome grazie a ben 50 milioni di test al giorno.
A partire dalla fine dello scorso anno, Google ha iniziare ad utilizzare una completo sistema di test per identificare, analizzare e correggere tutte le falle presenti all’interno della sicurezza del suo browser Chrome, contribuendo in maniera significativa a ridurre il numero delle vulnerabilità del proprio software.
L’azienda di Mountain View ha denominato questo sistema ClusterFuzz, il quale si compone di diverse centinaia di macchine virtuali con circa 6.000 istanze di Chrome in funzione in grado di produrre 50 milioni di test al giorno. La capacità del sistema prevede di quadruplicare la cifra nelle prossime settimane. Secondo un recente post pubblicato sul blog di Google, fin dalla sua completa implementazione, avvenuta alla fine dello scorso anno, ClusterFuzz ha scovato già 95 vulnerabilità, 44 delle quali sono state corrette ancora prima di sviluppare e distribuire una più recente release del browser.
In aggiunta all’indiscutibile vantaggio per gli utenti del servizio, le rilevazioni hanno dato una significativa mano anche ai software open-source usati da Chrome come WebKit e FFmpeg, poiché Google presenta costantemente le relazioni di vulnerabilità anche ai suoi project team. Oltre ad eseguire test e rilevazioni di crash avvenuti all’interno del browser, ClusterFuzz viene utilizzato anche per gestire la distribuzione dei casi di test, ovvero l’analisi dei crash che determina se una falla nella sicurezza può potenzialmente essere sfruttata o meno, e verificare se una vulnerabiltà è stata correttamente corretta.


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