venerdì 13 aprile 2012

Nuovo iPad, la temperatura sale. Troppo (update)

Alcuni test mettono in risalto una differenza di temperatura di esercizio tra iPad 2 e nuovo iPad, probabilmente a causa della GPU quad-core.
È sul mercato da nemmeno una settimana e soltanto in alcune nazioni, eppure emergono già i primi possibili intoppi: il nuovo iPad (di cui oggi Apple ha pubblicato i prezzi ufficiali per l’Italia) sembra essere infatti afflitto da un qualche problema che ne causa il surriscaldamento durante l’utilizzo da parte degli utenti, invitati dal device stesso ad una piccola pausa per consentire alla temperatura di abbassarsi ed evitare così possibili guasti. A confermare tale problematica giungono ora alcuni studi effettuati mediante raggi infrarossi che sembrerebbero avvallare le ipotesi lanciate nei giorni scorsi dagli utenti.
Il sito olandese Tweakers.net ha infatti effettuato alcuni test su iPad di seconda e terza generazione: entrambi hanno eseguito le medesime operazioni per all’incirca cinque minuti, dopo di che mediante una fotocamera ad infrarossi è stato possibile rilevarne le differenze in termini di temperatura. Differenze che dalle foto risultano essere piuttosto evidenti a causa della diversa colorazione del retro dei due device e che trovano conferma nei numeri: l’iPad 2 ha raggiunto infatti una temperatura di 28.3° C, mentre il nuovo iPad è giunto fino a 33.6° C.
Gli iPad di terza generazione (sinistra) e seconda generazione (destra) a confronto
Trattasi di valori che in entrambi i casi rientrano nei parametri forniti da Apple circa le condizioni operative ideali per la propria tavoletta digitale, ma che allo stesso tempo mettono in risalto una maggiore dissipazione di potenza da parte del nuovo iPad. Il calore sembra peraltro concentrarsi in un punto preciso del tablet, avvalorando così le sensazioni trasmesse dalle prime segnalazioni provenienti dagli utenti che hanno impattato il problema e la schermata di blocco sul device.
Secondo le prime ipotesi la causa di tale incremento di temperatura sarebbe legata alla nuova GPU quad-core a bordo del chip A5X, la quale offre prestazioni sensibilmente superiori rispetto ai modelli precedenti ma che ora potrebbe dover affrontare un problema di surriscaldamento al momento tutto da verificare.
Il problema in questione, infine, sembrerebbe essere di ampia portata, come dimostrato dal numero di visualizzazioni e di risposte giunte nel corso del fine settimana all’interno della discussione sul forum ufficiale Apple con la quale gli utenti hanno riportato il proprio disagio nei confronti di tale fenomeno. Per il momento da Cupertino nessuno ha commentato la vicenda, la quale potrebbe rappresentare potenzialmente un fastidioso intralcio per un dispositivo che si appresta a giungere nei prossimi giorni in diverse aree del mondo, anche in Italia.
Il tutto, però, sulla scia di un primo weekend da record nel quale sono già state distribuite 3 milioni di unità. Per ora, insomma, la polemica non ha rallentato le vendite. Ma una risposta ufficiale sul problema sembra essere a questo punto doverosa.
Update
Apple al momento non risponde e consiglia di rivolgersi eventualmente all’AppleCare.
Tecnico Informatico Verona

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giovedì 12 aprile 2012

Reporter Senza Frontiere: i nemici di Internet

Reporter senza frontiere pubblica la lista dei nemici di Internet. Una mappa che registra l'impatto positivo della primavera araba.
Reporter Senza Frontiere ha rilasciato la lista annuale dei “Nemici di Internet”, per evidenziare i paesi che limitano la libertà di espressione online. Come da tradizione, il comunicato coincide con la Giornata Mondiale contro la cyber-censura inaugurata il 12 marzo di quattro anni fa per promuovere la libertà di espressione tramite Internet. L’elenco comprende 12 nemici giurati del WWW e 14 paesi «sotto sorveglianza».
Il lungo report dell’organizzazione è accompagnato dalla cronistoria degli avvenimenti geo-politici del 2011, attraverso i quali sono rese note le storie personali di coloro che hanno combattutto e stanno combattendo per i diritti civili nei loro paesi a costi altissimi, compresa la vita. Ma c’è spazio anche per i grandi movimenti di protesta, in primo luogo quelli della primavera araba.
Per questa ragione salta subito all’occhio l’uscita dalla lista di un paese come la Libia, che attualmente ha un nuovo governo occupato in ben altro che nel controllare la Rete. Di converso, alcuni paesi segnalati l’anno scorso sono passati al grado di “nemici”: è il caso della Bielorussia e del Bahrain, che preoccupa molto gli osservatori:
«Il Bahrain offre un perfetto esempio di repressione di successo, con un blackout dell’informazione ottenuta attraverso un impressionante arsenale di misure repressive: l’esclusione dei media stranieri, vessazioni nei confronti dei difensori dei diritti umani, arresti di blogger e netizen (uno dei quali morto dietro le sbarre), procedimenti giudiziari e campagne diffamatorie contro gli attivisti, interruzioni delle comunicazioni.»
Ha del clamoroso l’ingresso di paesi insospettabili nella lista di quelli tenuti d’occhio, come la Francia, per il secondo anno consecutivo a braccetto con nazioni come Kazakhstan, Russia, Emirati, Egitto. RSF tiene in grande considerazione, infatti, anche le leggi restrittive di Internet nei paesi democratici (comprese le varie SOPA e ACTA) e condanna apertamente, facendo i nomi, la collaborazione delle aziende occidentali con i regimi autoritari. Viene citata anche in questo caso l’italiana Area Spa, plaudendo al fatto che finalmente la società si è ritirata dal fornire la sua tecnologia alla Siria, paese alle prese con la tremenda repressione del regime di Assad.
Ecco le liste complete diramate:
  • Paesi nemici di Internet
    Bahrain, Bielorussia, Birmania, Cina, Cuba, Iran, Corea del nord, Arabia Saudita, Siria, Turkmenistan, Uzbekistan, Vietnam
  • Paesi sotto sorveglianza
    Australia, Egitto, Eritrea, Francia, India, Kazakhistan, Malesia, Russia, Corea del sud, Sri Lanka, Thailandia, Tunisia, Turchia, Emirati Arabi

mercoledì 11 aprile 2012

USA, senzatetto trasformati in hotspot

Un'agenzia di marketing ha creato un sistema per consentire ai senza tetto di fornire connettività in cambio di piccole somme di denaro.
Si potrebbero incontrare nella metropolitana, riconoscendoli grazie alla maglietta che indossano, con scritto “I’m an hot spot”, ma non sono nerd: sono homeless. Senzatetto. “Barboni”. Un progetto a metà tra il marketing e l’esperimento sociale sta facendo molto discutere: è giusto trasformare individui in una pura funzionalità, anche se per uno scopo a metà tra il nobile e lo strumentale?
Secondo quelli di Bartle Bogle Hegarty ovviamente sì: il progetto HomelessHotSpot dovrebbe prendere tutto quanto fatto di buono con la vecchia iniziativa dei giornali distribuiti sotto la metropolitana a prezzo libero, ma stavolta in una chiave tecnologica più avanzata. Il concetto è semplice e lo spiegano loro:
La nostra speranza è di creare una versione moderna di questo modello di successo, offrendo ai senza tetto la possibilità di vendere un servizio digitale al posto di un bene materiale. I cittadini potranno sborsare quanto desiderano per accedere alle reti 4G effettuate dai nostri collaboratori. Questo servizio ha lo scopo di agire sulla domanda di migliore connessione.
Le perplessità però sono altrettanto chiare: è realmente dignitoso per una persona, anche quella più disperata, indossare una maglietta che lo indica come un hot spot per una connessione veloce? Può essere considerato semplicemente alla stregua di un lavoro come un altro? Inoltre: funzionerà?
John Mitchell, su Read Write Web, dopo aver letto la notizia sul NyTimes, ha cercato di saperne di più. Un piccolo reportage utile, prima di tutto, a chiarire che non si trattava di un fake come molti su Twitter erano pronti a giurare. Anche se il valore simbolico è probabilmente più importante del potenziale successo economico. Il giornalista newyorchese è dubbioso sul parallelo con la distribuzione dei giornali:
Quei giornali erano scritti dai senza tetto. Qui, al contrario, diventano pezzi inermi di un privilegio, estendono l’infrastruttura. Possibile che non sia venuto in mente alle persone dietro questa campagna per quale motivo la gente legge i giornali di strada? Probabilmente per essere gentili, e poi gettarli nella spazzatura.
Le priorità della campagna però sono altre e sono spiegate dagli stessi responsabili. Si tratta di un’operazione che punta sulla socialità: comprare un giornale è un gesto veloce e senza scambio, mentre accedere attraverso un hot spot umano richiede poi di passare del tempo con lui. O quantomeno nelle immediate vicinanze.
Arduo prevedere come si svilupperà, ma forse un primo risultato la campagna l’ha già ottenuta: costringere a una riflessione non banale sul digital divide come metafora odierna delle ingiustizie e delle povertà che abbiamo sotto gli occhi. Non vedere un senzatetto mentre si esce a testa bassa dalla metro è normale, non vederlo mentre grazie a lui aggiorni il tuo blog è più difficile.
Tecnico Informatico Verona

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martedì 10 aprile 2012

Tablet, la scelta va sempre sul Wi-Fi

Tablet, meglio se solo WiFi: solo un consumatore su dieci acquista una tavoletta dotata di connettività 3G, per via del prezzo del piano dati e non solo.
I tablet con connettività 3G non hanno ottenuto il successo sperato dagli operatori telefonici: pochissimi consumatori li scelgono, prediligendo invece la versione esclusivamente dotata di connettività Wi-Fi. Secondo quanto emerge infatti da una recente ricerca condotta dagli analisti di Chetan Sharma, circa il 90% delle tavolette digitali vendute nel 2011 negli USA erano infatti sprovviste del 3G.
Quando un utente sta per acquistare un nuovo tablet, difficilmente dunque opta per la versione dotata di connettività 3G, anche perché solitamente è necessario un esborso economico molto maggiore – di circa 100 euro – per acquistare quest’ultima. Ne consegue che gli operatori telefonici sono sempre meno importanti quando si parla di scelta dei tablet.
Uno dei motivi principali della poca attrazione per il 3G, oltre al fattore prezzo, risiede nell’impossibilità di condividere un piano dati con altri dispositivi, cosa che comunque – almeno negli Stati Uniti – dovrebbe cambiare quest’anno, secondo quanto specificato da Chetan Sharma. Inoltre, viene considerato eccessivo il prezzo dei piani dati necessari per navigare in Rete in mobilità.
Aveva pertanto ragione Mark Zuckerberg quando sosteneva che i tablet non fossero prettamente (o almeno non lo fossero ancora) dispositivi mobile. Lo sono nel senso che non sono desktop, forse, ma il loro uso casalingo o da ufficio predomina ampiamente rispetto ad una vera funzione mobile. La scelta del Wi-Fi è in tal senso ovvia, quindi: la connessione casalinga può essere utilizzata senza limiti e senza costi aggiuntivi, lasciando alla portabilità degli smartphone tutto quello che è realmente la mobilità.
Tecnico Informatico verona

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venerdì 6 aprile 2012

Gmail spiega lo spam

Gmail offre un nuovo servizio che spiega tramite didascalia il motivo per cui alcuni messaggi vengono inseriti nella cartella di spam.
Il filtro antispam di Gmail è una delle caratteristiche maggiormente apprezzate da parte degli utenti del servizio di posta elettronica Google. Per rendere ancora più trasparente l’offerta di anti-spamming, Gmail ha aggiunto sopra ogni messaggio presente nella lista spam una didascalia contenente la spiegazione per cui tale e-mail è contrassegnata come spam.
Visionando qualsiasi messaggio nella cartella spam è dunque possibile scoprire il motivo per cui è stato inserito in quella posizione, ma anche conoscere a fondo i contenuti potenzialmente nocivi al suo interno.
Oltre ad essere un servizio particolarmente interessante, la feature, denominata “Why is this message in Spam?“, aiuta a conoscere le truffe sparse per la rete e capire quali messaggi dannosi vengono filtrati da Gmail. Maggior consapevolezza e maggior controllo, insomma, accompagnate da un velo di trasparenza con cui Gmail mette in chiaro i motivi delle proprie scelte.
Tecncio Informatico Verona

giovedì 5 aprile 2012

Microsoft vieta Mac e iPad in ufficio

Microsoft ha formalmente vietato al proprio Sales, Marketing, Services, IT & Operations Group l'acquisto di prodotti Apple per le operazioni quotidiane.
Non si può vendere un prodotto se poi nella pratica abituale si fa uso di prodotti rivali. Potrebbe essere questo il principio che ha guidato Microsoft alla decisione (logica per certi versi, opinabile per altri) di vietare l’acquisto di prodotti Apple con il denaro dell’azienda presso il proprio Sales, Marketing, Services, IT & Operations Group (SMSG).
«Il livello di acquisti attuale è basso«, ma sarà ora definitivamente annullato: i processi sono in atto per rimuovere i prodotti Apple dal listino dei possibili investimenti del gruppo. Nessun bonifico ulteriore viaggerà quindi da Redmond a Cupertino almeno per il segmento coinvolto: un comparto quale quello impegnato nello sviluppo di soluzioni software per area Mac OS o iOS continuerà ovviamente ad acquistare prodotti con la mela.
La scelta appare logica sotto molti punti di vista. V’è infatti la necessità di sostituire prodotti terzi con prodotti interni per ottimizzare i costi, per una funzione pedagogica nell’uso quotidiano, per spostare una forte domanda verso i prodotti dell’azienda, per dimostrare un’identità compatta. Ora che Windows 8 sta per arrivare (e con esso anche i primi tablet) ed i Windows Phone sono in grado di assolvere al proprio compito, Microsoft non vede più ragioni per utilizzare prodotti rivali.
Apple, insomma, ha perso un buon cliente: Microsoft.

Tecncico Informatico Verona

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mercoledì 4 aprile 2012

Wi-Fi, si lavora per il roaming

La GSMA e la Wireless Broadband Alliance stanno tentando di sviluppare un protocollo comune per una soluzione di roaming per il Wi-Fi.
Verrà un giorno in cui anche il Wi-Fi potrà essere utilizzato, così come succede con la telefonia mobile tradizionale, senza veder legato il proprio device ad un singolo hotspot. Verrà il giorno in cui ci si potrà spostare da un hotspot all’altro senza soluzione di continuità, senza veder cadere la propria connettività e senza dover ripetere impossibili procedure di impostazione e di autenticazione. Verrà il giorno in cui tutto ciò sarà possibile grazie al lavoro che oggi stanno mettendo in cantiere la GSMA e la Wireless Broadband Alliance (WBA).
I due gruppi stanno infatti tentando di far colimare due rispettivi progetti: la “Passpoint certification” della GSMA ed i “Next Generation Hotspot” della WBA. L’obiettivo è quello di trovare un codice comune sul quale costruire un vero e proprio roaming per la connettività Wi-Fi che consenta a tale tecnologia di fare un fondamentale passo avanti rispetto ai limiti odierni, così da rendere la connettività mobile più semplice, più accessibile e più pervasiva.
La proliferazione degli smartphone e dei tablet nel mondo, così come l’appetito dei consumatori per il traffico dati, necessita che vengano sperimentate soluzioni innovative per rendere Internet il più possibile conveniente ed accessibile. Attraverso la combinazione del broadband mobile e delle tecnologie Wi-Fi gli utenti avranno la libertà di spostarsi tra più reti con facilità.
Ad oggi le parti starebbero valutando la base comune su cui costruire il protocollo di interscambio delle informazioni, qualcosa che dovrà rispondere a parametri di sicurezza, elasticità e velocità per rendere realmente performante un concept che vuole ripercorrere la strada su cui la telefonia mobile ha costruito in passato la propria ascesa. Ad oggi si è pertanto fermi ad una semplice dichiarazione di intenti: si parte pertanto dal GPRS Roaming Exchange (GRX) e dal Wireless Roaming Intermediary Exchange (WRIX), due modelli differenti di roaming che le parti dovranno riuscire a fare interloquire con efficacia.

Tecnico Informatico Verona

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